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L’ALIMENTAZIONE QUOTIDIANA E RITUALE (Ιταλικά, Italian)

3 Ιουλίου 2009

I monaci durante una lettura
I monaci durante una lettura

NELLA TRADIZIONE DEL MONASTERO DI VATOPEDI – MONTE ATHOS

* Roberto Miccinilli

** Sergio Galeotti

GEOGRAFIA

La penisola del Monte Athos (Monte Santo ) è la più orienta­le delle tre lingue di terra che si protendono, come tre dita, dalla Calcidica verso il mare Egeo, che le avvolge le bagna.

E’ lunga poco più di 40 km., larga dagli 8 ai 12 km. ed è per­corsa per tutta la sua lunghezza da una dorsale montuosa che culmina a sud con il cono del monte Athos propriamente detto, che si innalza dal mare verso il cielo per 2033 metri. I boschi lussureggianti, le cime delle montagne, le piccole valli, i corsi d’acqua incontaminati, le rocce, lo splendore delle coste e del mare, i monasteri con i loro edifici cromatici e le loro torri fanno della penisola uno dei posti più affascinanti ed interes­santi del mondo.

L’accesso al Monte Athos è pos­sibile soltanto via mare non esi­stendo strade che lo colleghino al resto della Calcidica.

 Da Dafni partono strade in terra battuta che raggiungono Karyes, capitale amministrativa, e tutti i monasteri sparsi per la penisola Dal punto di vista botanico l’in­tera penisola, circa 400 kmq di superficie, risente del completo isolamento dal resto del mondo che dura ormai da due millenni, e si è mantenuta inalterata fino ai nostri giorni.

Diverse fasi della raccolta delle olive
Diverse fasi della raccolta delle olive

Chi è in possesso del «Diamonitirion», un permesso di soggiorno rilasciato a Salonicco dietro specifica richie­sta, può imbarcarsi sulla nave a Ouranopolis, l’ultimo porto greco, per Dafni, il porto ufficia­le di ingresso al Monte Santo.

 

Il territorio del Monte Athos oggi è certamente una delle aree più incontaminate dell’intero bacino del Mediterraneo.

Tutte le piante della tipica flora mediterranea trovano qui un ambiente ideale per propagarsi, svilupparsi e crescere, grazie anche alla mitezza del clima greco a alla piovosità, qui più abbondante che in altre zone limitrofe.

MITOLOGIA

Nella mitologia greca Athos era un gigante originario della Tracia che era in continua lotta con Poseidone, dio del mare. Durante uno di questi scontri violenti Athos rimase ucciso dal dio che lo seppellì sotto un’enor­me montagna che prese il nome del gigante.

 

STORIA DELLO STATO MONASTICO

S. Atanasio l’Athonita, con l’ap­poggio dell’Imperatore Niceforo Focas di cui era padre spirituale, fondò il primo monastero sull’Athos, la Grande Lavra, all’estremo sud della penisola nel 963 d.c.

Nel 972 d.c. fu redatto il primo statuto costituzionale, il «Tragos» o Carta del Monte Santo, con il quale si definivano le norme per l’organizzazione e l’amministrazione della vita all’interno dei monasteri, rico­noscendo l’Athos come uno stato indipendente e monastico.

Dal 10° secolo affluirono sulla penisola religiosi di diverse nazionalità, tra cui anche Benedettini amalfitani che fon­darono l’omonimo monastero, rimasto a lungo attivo anche dopo lo «Scisma d’oriente» del 1059.

Nei periodi di massimo splendo­re il numero dei monaci sul monte Athos raggiunse i 30.000, ma già nel 1904 erano ridotti a circa 5.000, divisi nei vari monasteri.

Oggi sono circa 2.500, presenti nella varie comunità. Sulla penisola sono presenti 20 monasteri principali, ma anche 12 Skiti e 250 Celle, cioè comu­nità monastiche più piccole, autonome per la loro organizza­zione interna, ma sotto la giurisdizione di uno dei monasteri principali.

Gli organi amministrativi supremi sono la «Sacra Comunità», che risiede a Karyè, e che si riunisce due volte la settimana per affrontare e risolvere i problemi quotidiani del Monte Athos e la »Doppia Synaxis» che si riunisce in caso di necessità per affronta­re i problemi straordinari. L’organo legislativo e giuridico superiore è la «Ierà Synaxis» o adunanza delle comunità, for­mata dai 20 Igumeni ( gli Abati dei 20 monasteri ) che si riuni­sce due volte all’anno.

I monaci chiamano il Monte Santo «Orto della Madonna», che onorano come protettrice e Badessa di tutta la comunità monastica.

L’ingresso al Monte Athos è assolutamente vietato alle donne.

IL SACRO MONASTERO DI VATOPEDI

La scelta delle materie prime per i preparati
La scelta delle materie prime per i preparati

Vatopedi è situato in una baia sulla costa orientale della peni­sola.

La sua costruzione ebbe inizio nel 972 d.c. e dal 1046, occu­pa il secondo posto nella gerar­chia dei monasteri, dopo la Grande Lavra, anche se, nella realtà, risulta oggi essere il più importante dell’intera comu­nità, sia per il numero di mona­ci presenti ( oltre 100 ), sia per la vivacità della sua vita artistica e culturale, sia per il ruolo assunto negli ultimi decenni nell’ambito dell’intero mondo religioso greco-ortodosso.

LA VITA QUOTIDIANA DEI MONACI:

La giornata di un monaco si divide in tre parti uguali: 8 ore di preghiera, 8 ore di lavoro, 8 ore di riposo, secondo la regola di San Basilio, padre del mona­chesimo cristiano orientale.

Al Monte Athos vige ancora l’ora bizantina, secondo la quale la mezzanotte, e quindi l’inizio del nuovo giorno, coincide con il tra­monto del sole (vedi box).

 Mentre tutti mangiano in silen­zio, un monaco legge, dall’alto di un pulpito, brani tratti dai testi dei Padri della Chiesa orto­dossa cristiana. Dopo il pasto ci si dedica ai vari lavori fino alle 14,00 circa. Ogni monaco ha il suo compito da svolgere per il perfetto andamento della comu­nità: agricoltura, artigianato, amministrazione, cucina, puli­zie, servizi, accoglienza.

La raccolta del peperoncino
La raccolta del peperoncino

Ogni mattina, prima del sorgere del sole, il suono delle campane o del «Semantro», una lunga tavola di legno che viene percossa ritmi­camente con un martello, richia­ma tutti i monaci nel Katholikòn, chiesa comune, per la celebrazio­ne del Mattutino e della Liturgia. Il pranzo si consuma nel refettorio intorno alle 8,30-9,00.

 

Intorno alle 15,00 ha luogo la celebrazione dei Vespri, che dura circa un’ora.

Subito dopo si consuma la cena, con modalità simili a quelle del pranzo.

Alle 17,00 nuovo appuntamen­to in Chiesa per assistere alla Compieta che ha una durata molto variabile, a seconda dei periodi dell’anno. Dopo il tramonto le grandi porte di legno di tutti i mona­steri di chiudono e i monaci si ritirano nelle loro celle.

Circa 50 volte l’anno, in occasio­ni di grandi feste o ricorrenze, hanno luogo delle veglie in chie­sa che iniziano verso le 18,00-20,00 e che possono durare fino alla 2,00 del mattino ed oltre, in un’atmosfera molto coinvolgen­te, fatta di luce diffusa dalle fio­che lampade ad olio e di canti tipici della liturgia ortodossa.

Un altro momento della raccolta
Un altro momento della raccolta

L’ ALIMENAZIONE QUOTIDIANA:

In tutti i monasteri del Monte Athos si segue una regola ali­mentare molto rigida e assai complessa che viene attuata durante tutto l’anno, con le opportune varianti durante i periodi di quaresima e in occa­sioni delle festività previste dal calendario ortodosso.

Intanto va detto che l’uso della carne è completamente abolito e che gli altri prodotti di origine animale sono utilizzati con molta moderazione.

I pasti si consumano sempre tutti insieme, tranne casi parti­colari di monaci impossibilitati, per motivi di salute, a lasciare la propria cella.

Sono previsti solo due pasti al giorno, il pranzo e la cena, che durano circa 30 minuti ognuno. Nel corso di tutto l’anno il lunedì, il mercoledì e il venerdì sono considerati «giorni di digiuno».

Il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica, più le Feste che cadono in date fisse, sono consi­derati «giorni di Comunione». Durante i giorni di digiuno si mangiano soltanto prodotti di origine vegetale, escludendo quindi dalla mensa il pesce, le uova, il formaggio, il latte. Sono esclusi anche il vino e l’olio. Sono sempre presenti, come condimenti, l’aceto, il limone, il sale, peperoncini piccanti fre­schi e secchi triturati.

Il pranzo è molto sobrio e consi­ste in ortaggi freschi, olive, pane, frutta, frutta secca e miele.

La cena ha come centro un piat­to a base di riso, o pasta, o zuppa di legumi, sempre accompagnato da verdure scon­dite, ortaggi crudi, pane e frutta. Nei giorni di Comunione sono serviti in più, in uno dei due pasti, i prodotti animali disponi­bili come il pesce, il formaggio, le uova.

In questi giorni sulla tavola sono sempre presenti l’olio e il vino (quest’ultimo non viene mai ser­vito la sera precedente un gior­no di Comunione, quindi mai il sabato sera o la sera precedente una Festa che cade in un giorno di digiuno).

  

 

 

  

  

  

 

 

Qualche volta, a pranzo, viene servito il latte. In questo caso però non sono presenti sulla tavola il vino e l’olio.

Le Feste scandite dal calendario liturgico costituiscono delle eccezioni a queste regole, già assai complicate. La Festa inizia sempre con la celebrazione dei Vespri del gior­no precedente. Quindi la cena che segue è un pasto normale anche se capita in un giorno di digiuno.

Se la Festa coincide con un gior­no di digiuno, il digiuno salta e l’alimentazione è come in un giorno di Comunione, ma con l’aggiunta del dolce.

Nelle Feste dedicate alla Vergine Maria o a Gesù Cristo è tradi­zione mangiare pesce fresco, mentre nelle Feste dedicate ai Santi più importanti si servono del polpo o dei calamari. Comunque nei giorni di Festa non sono mai serviti formaggio, uova e latte, come nei giorni di digiuno.

La api, grazie alle quali al monastero di realizzano ottimi prodotti a base di miele
La api, grazie alle quali al monastero di realizzano ottimi prodotti a base di miele

I DIGIUNI RITUALI

Nel corso dell’anno liturgico della Chiesa greco-ortodossa sono previsti quattro periodi di Quaresima, che comportano cambiamenti anche radicali nella dieta dei monaci.

Quaresima di Pasqua: dura 50 giorni.

Durante l’ultima settimana che precede l’inizio della Quaresima di Pasqua sono aboliti i giorni cano­nici di digiuno. Per tutta la setti­mana si possono mangiare, in uno dei due pasti prodotti di origine animale (tranne ovviamente la carne), con aggiunta di olio e vino. Durante i 50 giorni, invece, si mangia una sola volta al giorno, alle ore 15,00. dal lunedì al venerdì, con un pasto da giorno di digiuno. Il sabato e la dome­nica ci sono invece due pasti completi, come nei giorni di Comunione normali, ma soltan­to con polpo e calamari come prodotti animali. Durante tutto questo periodo si mangia pesce soltanto la Domenica delle Palme e il 25 marzo, Festa dell’Annunciazione della Vergine.

Quaresima di Natale: dura 40 giorni.

E’ meno drastica di quella di Pasqua. Si fanno due pasti al giorno come nei giorni di digiu­no. Il sabato e la domenica si mangia anche del pesce, ma sol­tanto fino al 12 dicembre. Dopo questa data si consumano solo pasti da digiuno fino al giorno 24 compreso.

Quaresima dei Santi Apostoli (mese di Giugno): dura 20-30 giorni.

E’ del tutto simile a quella che precede il Natale, prima del 12 dicembre, con due pasti da digiuno al giorno, e il pesce il sabato e la domenica.

Quaresima della Madre di Dio (mese di agosto): dura 14 giorni. E’ simile alla quaresima di Pasqua, con un solo pasto al giorno alle 15,00, con l’aggiun­ta, al mattino, di una colazione con sole olive e frutta fresca.

GLI ALIMENTI DI PRO­DUZIONE PROPRIA

Un monaco estrae il pane dal forno
Un monaco estrae il pane dal forno

Il pane: il pane per il refettorio viene preparato due volte la settimana, il lunedì e il venerdì. Il giovedì si prepara, invece, il pane per la liturgia, per l’Eucarestia dei monaci e dei fedeli, che lo bagnano nel calice con il vino.

Ogni volta vengono preparati circa 200 kg. di pane, che bastano per tre-quattro giorni. Il grano proviene dalle coltivazio­ni biologiche dei campi attorno al monastero, sufficienti per tutto l’anno. Si macina in un molino sul posto, ottenendo una farina com­pleta e una piccola parte di farina bianca per la preparazione del pane per la liturgia.

Il lievito e naturale e viene rin­novato una volta l’anno con una cerimonia del tutto speciale. Padre Panaretos, il monaco for­naio, alla fine di ogni infornata, si occupa personalmente di controllare ogni pagnotta, per verificarne la cottura, il colore, la consistenza.

Il vino: Padre Gennadios, monaco greco-cipriota, è il responsabile delle vigne, della produzione delle uve, della vinificazione e della cantina del monastero. Si produce vino rosso per la tavola per tutto l’anno e per la litur­gia, vino bianco e si imbottiglia per la vendi­ta merlot, cabernet e syrah.

Il miele: si fanno 4 raccolti l’an­no. Uno di millefiori e tre mono-flora: erica, pino, castagno.

 

Il miele, ingrediente base di molti preparati
Il miele, ingrediente base di molti preparati

La produzione copre abbondan­temente le necessità dei mona­ci e l’eccedenza può essere acquistata dai pellegrini. 150 arnie per un totale di oltre 2 milioni di api. Si occupa di loro Padre Pandeleimon, rume­no, medico veterinario.

L’olio: il monastero è circonda­to da vasti oliveti, in passato abbandonati, che vengono pian piano recuperati alla produzio­ne.

Dalla raccolta delle olive si ricavano di media circa 1.500 litri di olio, necessari sia per la cottura e il condimento degli alimenti, sia per le innumerevo­li lampade ad olio che illumina­no la chiesa principale e tutte le altre cappelle di Vatopedi.

In una di queste cappelle, situa­ta all’interno dei locali dove viene conservato l’olio in gran­di contenitori di marmo, è venerata l’icona detta «Vergine che fa colare l’olio», responsa­bile, secondo la tradizione, di un miracolo datato XVI° secolo, quando, durante una grave carestia, nel corso della notte l’olio, terminato la sera prima, riempì il contenitore fino a farlo traboccare.

Grandi quantità di olive da tavola si conservano per il con­sumo a mensa.

Gli ortaggi: nei grandi orti del monastero si producono, tutto l’anno, tutte le verdure classiche delle nostre latitudini, con ritmo stagionale e con tecniche di colti­vazione rigorosamente biologiche, come tutti gli altri prodotti agrico­li. I raccolti sono sufficienti per le necessità alimentari dei monaci.

Diverse fasi della raccolta delle olive
Diverse fasi della raccolta delle olive

La frutta: nei frutteti del mona­stero si coltivano mele, uva, nespole, kiwi, meloni, pesche, cocomeri, pere, ciliege, arance, cachì, mandarini, fichi. Il raccolto non copre l’intero fabbisogno dei monaci e, da gennaio a giugno, è necessario acquistare mele e arance. Nel periodo estivo, quando c’è sovrapproduzione, si preparano anche ottime marmellate.

Il pesce: due volte la settimana, mare permettendo, un monaco pescatore esce in barca. Le acque della zona sono molto pescose, anche perchè interdette ad altri pescatori. Il pesca­to viene consumato fresco ed il sovrappiù viene surgelato.

L’aceto: si produce solo aceto di mele.

L’arak: liquore ad alta gradazio­ne a base di anice. Viene offerto a tutti i pellegrini che visitano Vatopedi, accompagnato da dolcetti di gelatina di frutta e da un bicchiere di acqua fresca.

L’acqua: arriva al monastero direttamente dalle numerose sorgenti che sgorgano dalle montagne adiacenti.

Alcuni di questi prodotti sono in vendita presso il negozio del Monastero, a disposizione dei pochi pellegrini di passaggio o che risiedono per qualche gior­no a Vatopedi: miele di diverso tipo a seconda delle stagioni, arak in bottiglia, vino rosso e bianco imbottigliato, vino dolce da meditazione, erbe essiccate: basilico, origano e menta.

L’ORA BIZANTINA

Sul Monte Athos il tempo è scandito da rego­le ancora legate al più lontano passato. Qui vige tuttora il Calendario Giuliano, che era in vigore in tutto il mondo occidentale fino alla riforma gregoriana del XVI° secolo. Anche le ore del giorno sono suddivise con una modalità particolare, seguendo l’ora bizantina, secondo la quale la mezzanotte coincide con il tramonto del sole. Da questa momento del giorno si iniziano a contare le ore (prima, seconda… sesta… decima… ecc.).

Risulta evidente che durante il corso del­l’anno, con il variare delle stagioni, il varia­re del momento del tramonto, e quindi della durata del giorno e della notte, si avranno differenti situazioni di orario per le diverse attività del monastero, sia liturgiche che di vita quotidiana.

Per semplificare basti pensare che a fine dicembre, con il sole che tramonta alle ore 16, secondo il nostro orologio, l’ora 10° bizantina coincide con le nostre ore 2, in piena notte. A fine giugno, con il tramonto alle ore 21, l’ora 10° corrisponde alle nostre ore 7, con il sole già alto. Questo comporta variazioni sull’ora dei pasti, dei lavori, del riposo e dei momenti di preghiera. 

IL PROGETTO MONTE ATHOS:

Si tratta di un progetto di collaborazione, nato nel 2005, tra il Monastero di Vatopedi, la Scuola viterbese di Fitoterapia e il Dipartimento di Ecologia (DECOS) dell’Università degli Studi della Tuscia di Viterbo, con l’intento di «riaccendere e rinnova­re la tradizione delle piante medicinali nei monasteri del Monte Athos».

Tale progetto, da noi elaborato ed approvato dall’Abate di Vatopedi Ephraim, si articola su missioni semestrali, della durata di due settimane ciascuna, di un gruppo di esperti dall’Italia e prevede una parte didattica, a cui partecipano una decina di monaci, per il riconoscimento, la raccolta, la trasfor­mazione e l’uso terapeutico delle piante medicinali che cresco­no spontanee sulla penisola del Monte Santo.

Rientra nel programma anche la preparazione di un erbario per classificare le piante officinali più importanti della zona.

Il progetto prevede inoltre la creazione, la organizzazione e la messa a punto di una officina di trasformazione delle suddette piante, per l’estrazione dei loro principi attivi e rendere così possibile la loro utilizzazione terapeutica sui pazienti. Tutto ciò dovrebbe rendere, nel giro di qualche anno, i monaci autonomi dal punto di vista del fabbisogno dei preparati fitoterapici e della loro utilizzazione.

Oggi il gruppo di lavoro italiano è composto da Roberto Miccinilli, medico e responsabile del progetto, Kukis Panagiotis, farmacista greco e interprete, Marco Sarandrea, erborista e fitopreparatore, Sergio Galeotti, fotografo e «memoria storica» dei singoli momenti dell’intero lavoro.

Ma tutto questo lavoro sarebbe inutile senza di «loro»: i Padri Vassili, Demetrios, Prodromos, Pandeleimon, Paolo, Silas, Gabriel, Aretas, Gennadios, che si stanno impegnando a fondo, rinunciando a molte ore del loro necessario riposo per seguire le nostre lezioni e studiare; e gli altri «quasi cento», a cominciare dall’Igumeno, che ci sostengono e che ci accolgono ogni volta come membri della loro «grande famiglia».

 

*UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DELLA TUSCIA – VITERBO

Specialista in Anestesiologia e Rianimazione

Specialista in Scienza dell’Alimentazione

Direttore dei Corsi di perfezionamento in Fitoterapia e piante officinali

** Fotografo

 

NATURAL 1 – Fitoterapia, Cosmetica, Nutraceutica – Mensile di informazione scientifica, Maggio 2008, ANNO VIII – N° 72

Essicazione delle erbe
Essicazione delle erbe

La Domenica a pranzo viene servito anche un dolce tipico preparato con chicchi di grano bollito, zucchero, cannella, uvetta, noci e mandorle tritate (coliva).